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Descrizione

Residenza nobiliare in stile rinascimentale commissionata da uno dei principi della dinastia Caracciolo, Camillo, nel 1591. In seguito al restauro è stata adibita a centro espositivo. Tra le mostre presentate vi sono quelle dedicate a Caravaggio, Leonardo Da Vinci, Andrea Pazienza e Picasso.

La Casina del Principe costituiva l’accesso al parco attiguo al castello.

Fu fatto edificare intorno alla metà del 1700 da Maria Antonia Carafa, moglie del principe di Avellino, Francesco Marino IV.

La struttura sorse proprio nei pressi della porta monumentale che segnava l’ingresso del giardino, la parte inferiore del grande parco che fu voluto dal principe Camillo Caracciolo. Il parco fu chiamato “Parco Donnico” dal principe Caracciolo.

Esso era la riserva di caccia del principe che fu ampliata, acquistando ettari di terra dai privati, diventando una delle “sette meraviglie del Regno di Napoli” ( titolo che gli fu attribuito da Carlo Borbone durante una sua visita ad Avellino e che fu ospite alla corte dei Caracciolo per qualche giorno).

Era talmente ampio che occupava tutta la zona dell’attuale Rione Parco (quartiere che sorse in epoca più moderna dove era situato, appunto, il parco del principe) fino ad arrivare nella zona della frazione di Picarelli.

Nel parco si trovavano animali come cervi, caprioli e tanti altri. C’erano anche dei giardini ricchi di tulipani, narcisi, anemoni e tante altre tipologie di fiori e piante, anche esotiche, che all’epoca erano sconosciute nel Regno e in gran parte d’Italia. Il parco era famoso per le fontane e i giochi d’acqua, per la cui realizzazione venne chiamato un ingegnere idraulico di origini fiorentine, Antonio Nigrone.

La Casina, infatti, fu un luogo di svago per il Principe e per i suoi concittadini.

Dopo i lavori di restauro fatti al Casino, fu scoperto nei sotterranei un ipogeo che risulta, secondo varie ricerche ed ipotesi, avere una datazione ancora più antica del Casino stesso. Si ipotizza che fu realizzato durante i lavori di restauro del castello dopo che fu devastato dai soldati spagnoli nel 1528 e per il matrimonio della contessa di Avellino Maria de Cardona con Francesco d’Este, figlio del Duca Alfonso I d’Este e di Lucrezia Borgia, nel 1539.

Dell’ipogeo si possono ammirare: elementi decorativi emergenti su un piccolo specchio di acqua, una fontana a parete dal classico stile cinquecentesco con due figure statuarie (una maschile e una femminile), decorazioni con spugne marine e conchiglie e un germaul.

fonte

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